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Mathare (again..)

Al lavoro!

"Nei quartieri dove il sole del buon Dio non da' i suoi raggi - ha gia' troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi...". A Mathare anche il sole sembra indugiare a lungo prima di splendere; sono quasi le undici quando decide di stendere i suoi timidi raggi sulla moltitudine dei tetti di lamiera che compongono lo slum, sulle acque fetide del fiume che lo attraversa, sulla montagna d rifiuti sulla quale saltano i ragazzini, sulle viuzze sghembe stracolme di sporcizia e sui visi, talvolta sorprendentemente sorridenti dei suoi abitanti. Da circa tre ore noi stiamo lavorando, insieme ai ragazzi della Ong italiana Live in Slum e agli operai dell'associazione kenyana Whynot, alla realizzazione di un orto, di una cucina e all'ampliamento di quella che e' stata - ci dice con orgoglio Dominic, il fondatore di Whynot - la prima delle scuole che oggi sono attive a Mathare. Silvia si occupa oggi di carpenteria e falegnameria - devono essere realizzati dei rudimentali trabattelli per ponteggi - mentre io, che ho svolto questi lavori ieri, mi dedico all'orto, dove si sta sperimentando un tipo di coltivazione in sacchi di plastica; sfruttando il medesimo principio dei grattacieli, per ovviare alla limitatezza delle dimesioni dell'orto e massimizzarne la produttivita', le verdure vengono seminante o interrate sulls superficie di grandi sacchi di plastica riempiti precedentemente di terriccio. Il risultato e' uno skyline orticolo molto interessante, che potrebbe essere esportato anche verso l'Italia; un a colonna centrale costituita da sassi e pietre garantisce il corretto drenaggio dell-aqua e la sua equa distribuzione lungo l'intera lunghezza del sacco.
A ricompensa del duro lavoro, siamo ospiti delle associazioni Live in Slum e Whynot, con le quali condividiamo, circondati da uno stuolo di bambini, un pasto frugale composto da riso, chapati (una sorta di piadina), lenticchie, sukumawiki e zuppa di soia e funghi, dopo il quale prendiamo congedo e torniamo verso casa.
Mathare e' il lezzo insopportabile dei suoi acquitrini, dei suoi rifiuti e delle sue latrine, e' la carne di manzo esposta in vendita tra polvere e mosche, e' l'odore perpetuo di plastica ed immondizia bruciata; Mathare e' il colore grigiastro della sua terra avvelenata per sempre, lo sguardo torvo di ragazzini gia' troppo grandi eppure ancora troppo piccoli. Mathare e' la dignita' perduta, schiacciata, venduta dei suoi abitanti, la dignita' per miracolo salvata di Celestine, che ci invita nella sua casa, in cui a malapena riusciamo a stare in 5, ma che lei ha adornato con teli ricamati e candidi. Mathare e' lo sguardo e la voce e la risata scrosciante di Margareth, che ci cucina il pranzo canticchiando, scherzando, sorridendo, infondendo la speranza che Mathare non debba essere per sempre, e in parte non sia gia' piu', il peggiore dei mondi possibili.

Posted by Enrico84 14:51 Archived in Kenya

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